giovedì 10 gennaio 2008

TEATRO E COUNSELLING


I comportamenti che assumono le persone hanno tutti una loro funzionalità, in altre parole ci comportiamo in quel modo per raggiungere sempre uno scopo. Il semplice "ciao" che usiamo per iniziare una qualsiasi relazione ha la funzione di scambiare un grado di affettività con la persona alla quale ci rivolgiamo.
I comportamenti in pratica rappresentano il modo con cui gli istinti si manifestano in concreto.
Per cercare di percepire meglio il concetto utilizzo la matematica come linguaggio; oltre ai numeri, che sarebbero la matematica medesima, ci sono i teoremi (istinti) che la fanno funzionare.
Gli istinti quindi sono dei veri e propri teoremi che aiutano qualsiasi essere vivente a sopravvivere.
Per fare un esempio reale di quanto detto fin ora, un cane appena nasce utilizza un teorema geneticamente fissato che lo porta a nutrirsi della placenta della madre: è questo un comportamento che gli permette di sopravvivere senza aiuti.
Gli istinti quindi sono comportamenti presenti dentro ogni essere vivente che permettono la loro sopravvivenza.
Se il cane non disponesse in "sè" di questi comportamenti, non avrebbe nessuna "chance" di sopravvivere.
Gli esseri umani hanno un processo più complicato di sopravvivenza.
Gli istinti umani sono legati ai loro comportamenti, ma mentre per gli animali i comportamenti sono precisi e subito applicabili con l'istinto,nelle persone gli istinti non servono a generare un comportamento immediato, ma ad imparare i comportamenti.
Questa differenza è dettata dal fatto che gli uomini non devono sbrigarsela fin da subito, hanno i genitori che gli aiutano!
Da tanto tempo gli scienziati cercano di insegnare a parlare ai primati con risultati scarsi.
Tutto questo non dipende da una scarsa intelligenza dei primati, ma dalla mancanza di quel teorema genetico che insegni loro ad
impararla. Gli esseri umani, invece, ce l' hanno e nel teorema non c'è scritta una lingua specifica,ma solo la possibilità di imparare, per cui possono imparare anche più di una lingua.
Per gli uomini quindi c'è una possibilità infinita di sviluppare comportamenti, derivata dal fatto che nei nostri teoremi ne esiste uno che ti fa imparare, cioè "inventare"il modo di sopravvivere.
L'arte plastica e l'arte del comportamento, fanno parte di questa area.
Il teatro può essere considerato arte delle forme e arte del comportamento,perché fin dalle sue origini ha inventato comportamenti.
Inventarsi forme di comportamento è il tema centrale per l'uomo, ognuno di noi infatti si deve inventare la vita, deve affrontare una miriade di situazioni non ben definite, per le quali di solito non esistono comportamenti già pronti all'uso.
Da anni ormai riscontro questo tema soprattutto negli adolescenti che hanno la necessità di utilizzare comportamenti per meglio inserirsi nei loro contesti sociali (scuola, lavoro, discoteca….), ma purtroppo è impensabile utilizzare comportamenti passati, perché risultano poco appropriati.
Non può infatti un adolescente comportarsi a scuola come faceva la generazione prima di lui, ne tantomeno in discoteca (perché non batterà chiodo!), la storia corre a una velocità così elevata che a distanza di una generazione i comportamenti di quella prima non sono "più buoni".
Sempre e per forza dobbiamo inventarci comportamenti che sono connessi col periodo storico che stiamo vivendo.
Il teatro è il luogo dove si sperimentano comportamenti.
Oltre al problema degli usi e costumi non più appropriati da una generazione all'altra, c'è anche un'altra cosa che richiede la sperimentazione comportamentale: la trasgressione.
Teniamo sempre ben presente che i comportamenti umani sono sempre adeguati e relativi al contesto sociale e culturale in cui l'individuo vive.
Ogni cultura ha dei limiti e delle regole che possono creare una spinta in senso contrario da parte degli individui che ci vivono.
In una società primitiva, e anche se in modo diverso in una avanzata, fuori dei confini del comportamento conosciuto non esiste niente: tutto ciò che è inusuale viene censurato, colpevolizzato, ritenuto errato, nel migliore dei casi definito volgare.
Il teatro va dietro all'errato, al volgare, va a vedere cosa succede quando uno rompe un tabù e viene allontanato dalla società : lo segue e descrive la sua storia fuori del conosciuto. Narra per esempio la storia di Edipo, il re dei trasgressori, dalla trasgressione fino alla morte: "Edipo a Colono" è l'ultima parte della sua vita e il confronto con la compiutezza del suo destino.
Il teatro lo accompagna in quello che nel couselling accade con il cliente che viene seguito dopo la fine degli incontri per dare un senso a quell'operazione di presa di coscienza di sé che il lavoro nella relazione di auto aiuto gli ha dato. Edipo viene seguito fino alla fine, viene mappata tutta la sua avventura, dalla trasgressione fino alla morte, con tutto quello che sperimenta al di fuori del terreno conosciuto.
Un altro esempio chiaro lo troviamo in "Romeo e Giulietta".
Romeo e Giulietta rompono l'inimicizia di clan.
I due di clan opposti si innamorano ed è la società stessa che, accortasi del fatto, per mantenere l'equilibrio allontana i due, li scinde. Pensiamo all'epoca in cui si svolge la storia: quando uno usciva di casa non era mica tanto sicuro di tornarci! Le città erano molto pericolose allora, molto più di oggi, farsi ammazzare per niente era facilissimo. All'epoca la differenza fra amici e nemici era quindi una cosa della massima importanza, un nemico era una cosa seria: infatti, a un certo momento, a Romeo capita di ammazzare il fratello di Giulietta, cosa che risulta tragica solo perché è appunto il fratello di lei, non perché è un omicidio. Questo era l'andamento delle cose al tempo.
Il teatro racconta, mappa, questa violazione delle regole (l'amore fra Romeo e Giulietta) e la riporta così dentro l'esperienza conosciuta, come qualcosa che si può comprendere e per cui si può avere compassione poichè alla fine tutto appare come se, questa trasgressione ritrovasse un posto importante dentro a quella società. Dopo "Romeo e Giulietta" innamorarsi di qualcuno di una famiglia nemica non è poi più così incomprensibile. Grazie alla sperimentazione teatrale che Shakespeare in "Romeo e Giulietta"ci ha dato e ci continua a dare ogni volta che viene rappresentato, questa "sbollatura" ci appare come una possibilità di esistenza, come una cosa possibile, anche senza che questo significhi approvarla. Ma in qualche modo è diventato qualcosa di comprensibile.
E' proprio il comprendere e di conseguenza l'accettare così com'è il comportamento degli altri il motore per il lavoro di sé che il cliente è tenuto a fare nel rispetto del suo volere durante il percorso di auto-aiuto, e il counsellor ha la funzione di raccontare e di far rappresentare al cliente la sua storia facendogli osservare il rapporto che intercorre tra il suo personaggio e lo sfondo.
Proprio come fa Shakespeare.
Il teatro è un buono strumento che il cousellor può usare per il recupero della trasgressione del cliente.
L'operatore di auto-aiuto stimolando la trasgressione del cliente con il teatro, gli permette di recuperare il più possibile quelle sue emozioni censurate al fine di fargliele sentire così come sono.
E in questa maniera l' autocensura del cliente si differenzia e comincia ad ammettere eccezioni comportamentali.
Traducendo tutto questo al tempo di "Romeo e Giulietta " si arriverebbe a dire: "Eh sì, lui si è messo con la figlia dei nemici!" "Eh, ma era innamorato!" "Ah, se era innamorato allora....". E le eccezioni piano piano intaccano le regole, le fluidificano, le fanno diventare più flessibili, e la compagine umana differenziandosi si allarga, e c'è più spazio appunto per il differente.
Questo genera meno omogeneità e spazia l'osservazione fino a trecentosessanta gradi. Il counsellor grazie al teatro ha lo strumento più appropriato per avvicinare il diverso.
Il teatro permette alle persone di avvicinarsi al diverso in un contesto che a sua volta è diverso dal mondo cosiddetto reale. Il teatro in effetti non si svolge in uno spazio reale, ma in uno spazio che non è una fantasia interiore, cioè non avviene solamente in un luogo interno. Nella vita reale non si può mica ammazzare impunemente, perché poi la persona rimane morta: in teatro si ammazza e nessuno muore.
Il sogno sembra essere il fenomeno naturale a cui gli esseri umani si sono ispirati per inventare il teatro. Nel sogno può succedere qualunque cosa, e con un'intensità totale: nel sogno infatti l'intensità non è minore che da svegli, anzi lo è di più: le emozioni sono più forti che nel mondo reale, ma poi al mattino è finito tutto.
Una persona sognando spesso vive un'esperienza che mai e poi mai potrebbe vivere da sveglio. Lo stesso è nel teatro: si vive storie e avventure che mai e poi mai si potrebbero vivere nella vita quotidiana.

0 commenti: